Il caso Alex Schwazer

 

Il farmaco non può perdere, il farmaco deve vincere, questo il discorso mafioso delle Federazioni internazionali, di atleti anche illustri che invece di cimentarsi ancora sul campo come allenatori vanno a far parte della schiera dei papaveri impomatati.
Discorso mafioso che richiama appunto quello di cui parla Saviano ad esempio in ZeroZeroZero, ovvero l’impossibilità di uscire dalla faida, l’impossibilità di non finire ammazzato.

Il discorso della sostanza, della sub stantia, di qualcosa che sta sotto, il discorso soteriologico della padronanza che non sostiene le virtù e le risorse della superficie, del fare secondo l’occorrenza, della lena che procede dall’allenamento, dal lavoro. Lavoro umile e generoso, che non rappresenta la difficoltà e quindi non scantona la solitudine, senza sentire il bisogno di far parte della famiglia dei drogati, dei bombati.

Il nastro di Moebius e la superficie, ovvero apparentemente le facce sono due, ma la formichina procede sempre sulla stessa faccia, ovvero non c’è un sopra e un sotto, un dentro e un fuori, un prima e un dopo, le cose accadono e si incontrano nel gerundio, facendo.

Le cose starebbero così: “se non ti bombi non vinci”, è quindi innanzitutto il discorso della stanzialità rispetto a quello del procedere, rispetto all’erranza del viaggio.

Il discorso mafioso è il discorso dello stare, del girare nel cerchio, dell’impossibilità di uscire dal cerchio, dei corsi e ricorsi, del passato che ritorna, più semplicemente il discorso materno della mamma che sa come finiranno le cose.

Nel mito di Babele Dio non vuole la torre anche perché è sinonimo di stanzialità, e disperde quindi il popolo.
Anche in ambito psicologico e psichiatrico si assiste all’apoteosi della sostanza, dove non funziona l’analisi cognitivo comportamentale di come starebbero le cose, e quindi il consiglio e il dettame conseguente, ecco il ricorrere allo psicofarmaco per sedare il disagio che reclama l’integrazione dell’inedito invece che l’inglobazione e l’assoggettamento dello sconosciuto al fine di padroneggiarlo.

La questione dell’Associazione non è intesa come associazione libera, come apertura, integrazione, invenzione, inedizione, ma come insiemistica sociale, soggettiva, di categoria, locale, nazionale, mondiale, tutto sotto l’egida del segreto di Pulcinella e dei politici che se la intendono, del discorso omertoso altrimenti detto “all’astinenza non è possibile resistere”.

E rispetto a come starebbero le cose, il segreto di Pulcinella trova in ambito tennistico vicissitudini popolari, e così nei Circoli tennistici, tra gli amatori, si sente spesso il volere trovare una certezza, un intendimento, quasi fosse un totem, sul fatto che Rafael Nadal sia, o meglio sia stato negli anni dei suo splendori bombato.

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