Forma e formalità, forse e fortuna

 

Forma: una traccia etimologica la fa derivare per metatesi dal greco morphé, e quindi si va subito all’essenziale, a Morfeo e al sogno.

Morfeo nelle Metamorfosi di Ovidio era, insieme a Phobetor e Phantasos, figlio di Ipno.
Le forme del sonno, il caleidoscopio dei sogni, erano figure umane se era Morfeo a prender forma, animali se era Phobetor, oggetti inanimati se era Phantasos.

Ma questo in una logica che si legava a quella aristotelica, per cui nella veglia la materia prende forma, e per questo è possibile differenziare lo cose.
Ancora dunque in una logica di una materia sostanziale, come madre, come matrice di cui sarebbero fatte tutte le cose, compresi i sinoli (gli individui), che sarebbero animati perché dotati di anima.

Ma potrebbero essere animate le immagini se non fossero sonore?

Se l’unico assioma possibile è che tutto è nella Parola, allora cos’è la madre?

Armando Verdiglione parla della madre come deittico, come indice del malinteso.

Ovvero nella Parola Originaria, nella Parola Autentica, l’apertura procede dal malinteso, il rinascimento è statutario. L’Ancora, il Non, il Non è mai quello.

In francese si dice peut-etre, che non è propriamente il forse dubitativo, perché è sempre legato a una negazione d’apertura: “ forse il treno non è ancora partito ”, ovvero andiamo avanti, proseguiamo, non poniamo innanzi l’ombra malefica che procede dal peccato originale, proseguiamo errando, facendo secondo l’occorrenza incontreremo la provvidenza, incontreremo la fortuna, facciamoci portare dal vento della Parola, da questo portentoso fortunale.

Forse e fortuna hanno lo stesso etimo, la radice latina ferre =portare.

Dal corpo alla scena, dal sogno alla veglia. La tracciatura di questo limite va accolta perché consente la cifratura della differenza, della sottigliezza, del particolare, della formalità. Scrittura, pittura, danza, il gesto è lo stesso eppure non è possibile non escludere questa differenza.

Procedere dal sonno alla veglia, dal corpo alle scena consente l’accorgimento, il narcisismo, e quindi l’integrazione dell’Ascolto.

Sognare le vicende della veglia, occupare la scena con il corpo, con il corpo e la scena dunque già dati, consente la percezione, il toccare, il vedere, il sentire le cose, non ascoltarle.

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